Lunedì 19 Novembre 2018
   
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Largo Pozzi: un'attesa che richiama la memoria storica

cisterna pozzi

Terminata la Festa, sono ripartiti i lavori a Largo Pozzi dove, come tutti ricordano, devono essere posizionate due cisterne per la raccolta delle acque reflue dell'intero comune. Fermi per il periodo estivo, dopo l'abbattimento del discusso muro rinvenuto durante gli scavi, gli operai hanno ripreso la loro attività proseguendo con l'opera di escavazione dell'area antistante alla 'Madonnina'.

“Smontato” il muro, numerando le pietre, per poi essere ricollocato in luogo da definire, l'attività che interessa l'area non fa altro che richiamare alla mente la memoria storica di quel luogo.

"Largo pozzi è una depressione carsica con un inghiottitoio; confinava a Sud col tratto cittadino della strada che porta  a  Sammichele di Bari (la  zona pedonale a sud est della Cappellina  era l’inizio di tale strada);  ad ovest confinava con una via sterrata che la separava dall’orto di Giannatelli e dalla masseria di Zaccheo;  a Est con  l’abitato e la Cappellina di S. Rocco in prima fila; a Nord (dove ora si trova la caserma e l’ex mattatoio) confinava con un’area battuta che accoglieva i giocatori di pallone, dove ha consumato le scarpe il futuro mago del pallone, Oronzo Pugliese.

La Sig.ra Maria D. Valerio, classe 1932, che abita dalla nascita proprio ai margini dell’area, a lato della via che porta a Sammichele, al civico 7, ricorda che suo padre Gennaro (1884-1967) acquistò nel '24 uno dei 4 monolocali  di proprietà di un certo Casilli; tali costruzioni precedevano zone utilizzate a orto ed  erano separate con un muro a secco dalla via polverosa che porta a Sammichele. Ricorda che l’ingresso di casa sua era sopraelevato di 2 gradini rispetto alla strada e che l’ultima casa dei Casilli fu acquistata da Zita Francesco; dopo v’era l’orto di Stefano Iacovazzi (Papasiste), ed ancora dopo, a ridosso della ferrovia, v’era una cava di pietre (“u petrère”) da dove, alla fine dell’800, ricavarono le pietre per la costruzione del carcere, ex convento delle clarisse. Largo Pozzi era limitato da un muro, che si apriva sul lato Est attraverso il quale si scendeva con 15 gradini nella pancia dell’area.

Maria ricorda che la strada antistante aveva una forte concavità che raggiungeva quasi due metri di dislivello e metteva a dura prova i trainijre, che dovevano talvolta scendere a terra per aiutare l’animale a risalire.

Di fronte a casa sua, sul margine della strada, un ponte in pietra superava l’avvallamento ed un canalone, che conduceva l’acqua piovana dalla ferrovia verso una grossa cisterna, posizionata vicino all’attuale distributore Agip;  un’altra cisterna era posta vicino alle case popolari.

Un ponte di pietra principiava dalla pesa fino al distributore di carburante e sovrastava i pozzi, nel punto più  alto, anche di 15 metri e concludeva a pochi metri dall’orto di Giannatelli;  era temuto dalle mamme di quei bambini che vi transitavano per gioco.

Nel luglio '43 i tedeschi lasciano Turi e dopo 4 mesi arrivano gli alleati. Largo pozzi era già una discarica a cielo aperto: gli alleati lo utilizzano anche per buttarci dentro copertoni, lattine, taniche, parti meccaniche inutilizzate e quant’altro; i pozzi erano da tempo  poco usati, perché il fascismo, nel 1934, aveva provveduto a dotare il paese di acquedotto e di una decina di fontane pubbliche.

Esisteva un pozzo che si riempiva, anche durante la siccita, di acqua sorgiva e talvolta Largo pozzi si allagava tanto da formare un lago in cui i bambini facevano il bagno. Quando, poi, il lago si prosciugava, milioni di rane affollavano la via e gli abitanti impiegavano giorni prima di farli morire. Talvolta, l’acqua, dopo le piogge, ristagnava fino a quando l’inghiottitoio si liberava e, sollevando una colonna d’acqua, risucchiava tutto.

Nel paese, tutti quelli che costruivano portavano terra e pietrame nell’area dei pozzi, fino a riempirla, mentre l’area dell’inghiottitoio venne protetta da una grossa grata intorno e sulla bocca di accesso.

Nel 1954 venne realizzato il riempimento dell’avallamento della via per Sammichele per opera del Commissario prefettizio; nella stessa posizione furono collocate le griglie di scolo con una tubazione che portava l’acqua piovana verso l’inghiottitoio; il ponte e i muretti di contenimento della strada furono abbattuti.

Nel 1979 una tragedia: un bambino, per recuperare un pallone, caduto nell'area della grave, scivolò nell’inghiottitoio. Fu trovato esanime e questo costrinse l’Amministrazione comunale a erigere il muro di cinta attuale.

Del muro di drenaggio rinvenuto nell’ultimo scavo, davanti all’immobile dei Rossi e all’agenzia di viaggio, Maria non ha ricordo.

Riferimenti storici tratti da turionline.it

Commenti  

 
c.s.
#1 c.s. 2012-09-10 21:15
...e ovviamente tutto viene rimosso.
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