Sabato 17 Novembre 2018
   
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La ciliegia ha bisogno una maggiore promozione

cia sagra

La politica deve aiutare i produttori a far conoscere il nostro prodotto internazionalmente; sono queste le parole del presidente della CIA della sezione di Turi Angelo Vito Palmisano. Il signor Palmisano agricoltore turese ha risposto alle nostre domande sulla situazione della ciliegia nel sud est barese.

Come è andata la produzione della ciliegia quest’anno?

Ringraziamo il signore che ce le ha fatte raccogliere tutte. Come produzione totale ci siamo fermati sul 30/40 % in meno rispetto gli anni scorsi, Turi è stata la zona più graziata, mentre molti paesi vicini hanno avuto una produzione inferiore anche del 50/60 % in meno rispetto gli anni scorsi. Il prezzo però ha compensato la quantità; perciò guardando l’insieme totale possiamo dire che è andata abbastanza bene, nonostante la crisi che stiamo vivendo.

Tutte le qualità di ciliegie hanno avuto un buon mercato?

Le prime ciliegie si sono avute all’inizio di maggio. La bigareau ha avuto un prezzo elevato; mentre il prezzo della ferrovia è partito molto più basso rispetto gli anni scorsi, ma si è mantenuto stabile fino alla fine. È partito da 4 euro 4,5 ma si è stabilizzato verso la fine sulle 3 euro.

Quale qualità è la più coltivata dai nostri agricoltori?

La qualità predominante è la ferrovia; abbiamo però diversi tipi di ciliegia. La bigareau per esempio è molto delicata e serve di solito per aprire il mercato, ha una buona qualità ma non ha una resistenza tale per poterla esportarla in paesi lontani; un altro tipo di ciliegia che quest’anno ha venduto bene è la “giorgia” venduta a 2 euro 2,5.

L’agricoltore del sud-est barese è preparato per confrontarsi con il mercato internazionale?

L’agricoltore e l’agricoltura del sud-est barese non è preparata e capace ancora a gestire questo tipo di mercato. Abbiamo bisogno di accorciare la filiera; ci manca un anello di congiunzione tra i produttori e i consumatori, c’è sempre una grande distribuzione che domina i mercati.

Cosa si può fare?

C’è un'unica soluzione: metterci insieme. Purtroppo le associazioni e cooperative di agricoltori che ci sono non bastano, perché ognuno deve fare la sua parte; la politica deve fare la sua parte, il commerciante deve fare la sua parte. Il produttore non può alzarsi la mattina ed iniziare a fare il commerciante. Una possibile soluzione secondo me potrebbe essere avere un collegamento diretto tra la grande distribuzione e le cooperative, senza girare per intermediari speculatori. Come produttori siamo preparatissimi, forse i migliori in Italia e non solo, grazie anche al nostro lavoro di formazione.

Cosa ne pensa del dormex?

Non voglio entrare nel merito di quello che fanno alcuni agricoltori. Per me il prodotto è tossico, non per la pianta ma per l’operatore, è bugia che lascia residui sulla pianta o sul frutto perché si fa a gemma dormiente; però non sono io che posso dire queste cose, devono dircele i tecnici, i professori, anche se concordano con me. È comunque un fitofarmaco, esistono prodotti molto più pericolosi che vengono regolarmente permessi; la gente deve essere preparata per poter usare questi prodotti, perché possono fare più male a chi li utilizza che alle piante.

Il modello della Valle di Non adottato per le mele, può essere riprodotto da noi per la produzione della ciliegia?

Dipende molto dalla qualità della frutta, perché le mele e le pere le possiamo tenere nei frigoriferi per un anno, mentre la ciliegia o l’uva, la devi commercializzare in giornata. Gli agricoltori del nord sono più organizzati, però molto dipende dalla tipologia del frutto secondo me.

I coltivatori devono continuare soltanto con la ciliegia o devono iniziare a differenziare i loro prodotti?

La ciliegia non ha bisogno di tanta professionalità, però un agricoltore non può avere una monocultura. Bisogna avere un'altra cultura; alcuni stanno iniziando a coltivare l’albicocca, però tale prodotto molte volte va all’industria e allora il prezzo si abbassa molto. L’agricoltore dovrebbe variare mettendo le ciliegie, gli ulivi (che gli garantisca almeno per lui l’olio per tutto l’anno senza comprarlo) ma anche l’uva, le percoche anche se tale prodotto è difficile da coltivare.

Come è andata la sagra di quest’anno?

Noi dobbiamo sradicare la mentalità che la sagra si faccia sulle spalle dei produttori, ma anche che con la sagra qualcuno deve portarsi a casa un reddito; le sagre si fanno per pubblicizzare un prodotto. Non deve essere organizzata solo con i soldi dei produttori, ma anche il comune deve fare la sua parte investendo, ognuno deve fare la sua parte.

Quest’anno abbiamo avuto un grande afflusso di gente: apprezzando il paese e la ciliegia. Però abbiamo un problema nella commercializzazione del prodotto poiché abbiamo venduto ad un prezzo alto; secondo me si poteva togliere qualcosa, vendendo a 3 euro; non ci avremmo guadagnato niente ma la gente avrebbe comprato e avremmo sponsorizzato la ciliegia. Però non si possono lasciare soli i produttori a fare queste scelte, ci deve essere un sostegno da parte delle istituzioni; anche economico.

Qual è il futuro della ciliegia Ferrovia?

Bisogna pubblicizzare il prodotto, farlo conoscere alla gente; trovare altri mercati e non fermarsi ai soliti noti come Germania ed Inghilterra. La politica deve aiutare a far questo, magari utilizzando i fondi europei, facendo conoscere la ciliegia internazionalmente.

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