Lunedì 19 Novembre 2018
   
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“Di fronte alle domande di senso, la scienza ci lascia soli”

Don Nicola introduce la serata

“Ci ha ispirato sant’Antonio: la sapienza umana non allontana dalla spiritualità.” Così il parroco don Nicola D’Onghia ha introdotto quella che è stata una serata di approfondimento filosofico, martedì scorso, all’indomani della festa di sant’Antonio. La parrocchia di san Giovanni, per una sera, ha vestito i panni dell’aula universitaria di una facoltà teologica. Il dibattito dal titolo “Scienza e fede: un dialogo possibile?” è nato dal desiderio dei giovani della parrocchia di approfondire un tema sempre attuale e di grande rilevanza. “Per far questo non abbiamo chiamato esperti da chissà dove - ha precisato don Nicola – ma ci siamo avvalsi dei nostri giovani, delle competenze che appartengono a loro, sottolineando proprio come i nostri giovani siano protagonisti, della comunità e della loro vita.”

Una chiesa gremita e attentaIl moderatore Mauro Paladini ha presentato gli ospiti, sottolineando come la tavola rotonda fosse nata dalla voglia, pura e semplice, di conoscere, di capire. “Non abbiamo ovviamente la pretesa dell’esaustività di fronte ad un argomento così complesso, che tuttavia affronteremo in modo rigoroso.” Ha poi tracciato le linee guida della serata, che, a partire dall’incontro-scontro della fede con la scienza fin dai tempi di “quel genio assoluto che fu Galieli”, avrebbe avuto il compito di comprendere gli ambiti di riferimento di scienza e fede, nella loro identità e differenza, necessarie affinchè un dialogo costruttivo possa realizzarsi.

La parola è passata ad Angelo Leogrande, economista, che ha affrontato l’argomento della fiducia in ambito scientifico, “fiducia che il mondo possa essere compreso, che nel mondo ci possa essere la verità, e che essa possa essere dall’uomo conosciuta mediante la propria capacità intellettuale.” Ha quindi spiegato che alla base di ogni lavoro scientifico c’è un certo affidamento da parte dello scienziato, ma che “la sua stessa fiducia mette in risalto quelli che sono i limiti della ragione. Lo scienziato, durante la ricerca, avverte che esiste una dimensione della verità non scientifica e non coglibile attraverso la scienza.”

Ha dunque preso la parola il filosofo Vito De Michele, che ha coinvolto l’uditorio in un’appassionante e serrato confronto tra scienza e fede. “Di fronte alle domande di senso, le scienze empiriche ci lasciano soli”, ha dichiarato, esponendo le differenze dei due ambiti di ricerca, che spesso nella storia non sono state colte a causa di equivoci e pregiudizi, e che invece vanno sottolineate “affinchè la ragione non diventi religione e la fede non svilisca la ragione”. Ha poi sottolineato come nella storia i momenti critici dello scontro tra fede e scienza fossero nati appunto da questo voler sovrapporre gli ambiti di riferimento. Quel “Si fermò il sole” del libro di Giosuè non voleva suggerire che realmente il sole si muovesse e che potesse fermarsi, ma voleva rappresentare quel Dio che, pregato, viene in aiuto dell’uomo. E invece, interpretare alla lettera quel passo ha trascinato verso un’ incredibile ingerenza,  un abuso di potere della chiesa contro Galilei e gli scienziati del tempo, che invece avevano capito che era la terra  a muoversi attorno al sole. Il dott. De Michele ha poi spiegato come anche, con il positivismo, sia stata la scienza a fare ingerenza, a non ammettere altre forme di conoscenza, declassando la religione a superstizione, diventando essa stessa “religione ideologica”.

“Abbiamo bisogno di una scienza che sappia domandare, che sappia lasciare un varco da cui possa entrare l’Assoluto, e di una fede aperta a dubbi e minacciata da crisi” – ha concluso.

Il tavolo dei relatori allombra di santAntonioRosalba Prencipe, insegnante di Religione, ha invece spiegato come il conflitto tra scienza e fede sia in realtà illusorio. “Le apparenti contraddizioni nascono in realtà da poca scienza o da poca fede. Immaginiamo un uomo di altri tempi davanti ad un cielo stellato: si sarà chiesto cosa fossero quelle luci nel cielo, a cosa servissero, chi le avesse poste così in alto. Ed ecco nascere insieme scienza, filosofia, teologia.”

Ha poi sottolineato come la ricerca della verità accomuni scienza e fede, una verità che per il credente “è stata rivelata, nasce dall’incontro con una Persona, Gesù Cristo che ci passa accanto. I motivi per cui crediamo a Dio non saranno gli stessi di quelli per cui condividiamo la legge di gravità, ma non per questo sono irrazionali. La fede non è per sprovveduti o sempliciotti. E non è semplicemente emotiva, ma riconosce molti motivi.”

Si è aperto un interessante dibattito, che ha coinvolto diverse persone dal pubblico. Il prof. Filippo Losacco ha chiesto che il conflitto non fosse banalizzato, ridotto a esperienza da “mulino bianco”. “Scienza  e fede spesso non sono conciliabili, possono dialogare ma alla fine restano distinte. Con le sue scoperte, Galilei metteva in discussione la centralità della terra, che diventava un mondo qualsiasi, e la centralità dell’uomo, che diventava un essere vivente qualsiasi. Non siamo figli di Dio ma figli di una scimmia, facciamocene una ragione! E sui diritti, per esempio quelli degli omosessuali, le cose come si conciliano? Dio li creò maschio e femmina, è scritto nella Bibbia, ma noi, oggi, quale concetto di famiglia possiamo e dobbiamo avere?”

Ha risposto don Nicola, senza accogliere la domanda sui diritti degli omosessuali, sottolineando come sia fondamentale il criterio di complessità e come le risposte riduttive non aiutino a capire il mistero dell’uomo. “Quella di Darwin non è più soltanto un’ipotesi, dalla stessa chiesa è considerata una teoria. Ma anche qualora divenisse certa, non direbbe tutto sull’uomo” ha dichiarato, evidenziando che bisogna accettare la sfida ad allargare gli orizzonti della razionalità.

Un argomento che ha interessato e messo a dura prova secoli di storia non può essere sviluppato in una serata, e il dibattito si è concluso con la volontà, espressa da gran parte dei presenti, di ripetere l’esperienza, magari affrontando temi complementari.  “In realtà un vero e proprio dialogo non c’è stato, è emerso un pensiero unico…” sottolinea a bassa voce una studentessa in Biologia.

“Se siamo riusciti a far sì che ognuno di noi vada a casa stasera con qualche domanda in più, qualche riflessione in più e qualche risposta in più, allora il nostro impegno è stato utile” ha concluso il prof. Paladini. 

Commenti  

 
Partecipante3
#3 Partecipante3 2012-06-25 10:37
anch'io sono stata presente a questo evento e tutto si potrebbe dire, tranne che si sia trattato di un dibattito/dialogo. lo definirei infatti, più un monologo il cui unico fine (data anche la tipologia non neutrale del luogo in cui si è svolto)è stato quello di forzare una convivenza tra due aspetti, scienza e fede, che nascono sì dalla stessa esigenza e natura dell'uomo di farsi delle domande e provare a cercare le risposte, ma si tratta di una convivenza appunto forzata soprattutto di fronte a tematiche attuali come aborto, omosessualità, eugenetica, eutanasia e potrei continuare. temi che durante l'evento si è avuta paura anche solo nominarli. è facile "dialogare" disquisendo filosoficamente e invitando "esperti" che la pensano tutti allo stesso modo. perché per esempio non sono stati invitati anche un medico, un biologo, un fisico? e soprattutto perché non organizzare l'evento in luogo neutrale?
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Partecipante
#2 Partecipante 2012-06-18 20:40
dimenticavo: una riflessione: mentre si sente spesso di guerre "religiose" non ho mai sentito parlare di guerre "scientifiche": come mai?
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Partecipante
#1 Partecipante 2012-06-18 20:37
vorrei chiedere all'autrice dell'articolo la motivazione di tale titolo. Io ho presenziato all'evento ascoltando un superficiale discorso sulla fede cristiana e sulla scienza.Tralasciando la disparità di forze in gioco(la scienza affrontata da un errato punto di vista e la fede ingigantita come "vera" verità) la fede come può rispondere a domande tipo: "Come?"?
Oltre che giocare in casa mi sembra che la religione cattolica goda di alcuni "favoritismi". Almeno è questo che ho evinto dall'evento e dall'articolo. Come si poteva definire un dialogo serio con queste condizioni?
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