Venerdì 16 Novembre 2018
   
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Sopravvisuti al terremoto di Finale Emilia

duomo di Finale Emilia

Una lirica leopardiana intitola: "La quiete dopo la tempesta". Non si può definire meglio la tragica testimonianza di un nostro lettore sopravvissuto, assieme alla sua famiglia, al terribile terremoto in Emila Romagna. Vi proponiamo la sua lettera.

Nuccio MaurantonioNel 1992 avevo deciso insieme ad un mio ex familiare di rilevare un'attività commerciale e, per un fortuito caso, ci viene proposta una a Finale Emilia, centro di 16 mila abitanti a confine tra le province di Modena, Ferrara e Bologna. Inizialmente la possibilità di trasferirmi in questo piccolo centro mi fece nutrire qualche dubbio vista la distanza dalle predette tre città importanti (40-50 km), però mi attraeva la tranquillità e proprio la bellezza del centro storico, impregnata di medioevo e rinascimento... (sono appassionato di centri storici).

Quando l’attività prende piede, d’accordo con mia moglie, anch’ella di Turi, decidiamo di acquistare un attico mansardato con vista castello (la casa è a 50 metri da esso)  e coppi degli altri tetti nella centralissima via Cavour. La ristrutturiamo e per noi si realizza il sogno…ce ne innamoriamo subito…a Turi case coi tetti non ne avevamo mai viste…solo terrazzi.

In questa casa sono cresciuti i miei due figli…

Nel frattempo in questi anni, lasciata l’attività commerciale, professionalmente, cambiamo lavoro. Mia moglie dal 2001 viene assunta a Camposanto sempre nel modenese, come  impiegata amministrativa e io, come operatore socio-sanitario in un centro disabili gravi, previo corso al Policlinico di Modena, a San Felice sul Panaro per conto di una grande cooperativa sociale la DOMUS ASSISTENZA (1570 soci-dipendenti in tutta l’Emilia).

Si era raggiunta la tranquillità … turni di lavoro che ci consentivano la corretta gestione dei ragazzi, non avendo nonni in supporto perché a Turi. Dopo vent’anni vissuti in questo paese, conosci quasi tutti, perfetta integrazione, assorbi usi e costumi e mentalità emiliana ma il mio vissuto a Turi ti porta a fare pubblicità per i nostri posti di origine: la Puglia.

Tutto è filato liscio fino a quel maledetto 20 maggio, anzi io dico il 18 (l’avevo postato su facebook due sere prima), perché era stato diramato un preavviso della "bestia", attesa per le ore 20 circa…e dentro di me qualcosa mi diceva che non era un buon segno.

IMG 20120523_165743Comunque, alle 21.30 del 19 maggio saluto mia moglie e i ragazzi per andare alla volta di San Felice sul Panaro paesino di 11mila abitanti a 10 km da Finale Emilia, dove mi aspettava il turno di notte.

Nel centro socio-residenziale riabilitativo dove lavoro, chiamato “Il Picchio” risiedono 10 ragazzi con disabilità congenite psico-fisiche gravissime, e il turno lo facciamo in due operatori. Facciamo assistenza di base, li mettiamo a letto e vigiliamo sulla loro incolumità dalle 22 alle 8 di mattina. Le camere da letto sono al primo piano ma durante il giorno siamo sempre al piano terra dove c’è un bellissimo giardino curato da noi stessi.

Alle 4 circa sento come un tuono fortissimo, e il pavimento comincia a muoversi in orizzontale, i mobili si spostano e la mia collega in panico. D'istinto ci buttiamo fuori su un terrazzino di servizio, mentre uno stridio di ringhiere riecheggia per il paese ancora addormentato. Attimi di panico per noi e per i ragazzi handicappati (e inermi) da salvare…e a casa, i miei figli con mia moglie, con la quale ero in contatto telefonico, urlavano atterriti.

Con la mia collega, negli attimi concitati delle scosse continue (4 in dieci minuti tutte superiori ai

4° della scala Richter) decidiamo il da farsi e cominciamo a buttare letteralmente giù dai letti i disabili per poi recuperare le carrozzine in un secondo momento, e abbiamo trascinato questi poveri disgraziati sul terrazzino di servizio per paura che qualche struttura crollasse addosso….

Ci siamo assunti la responsabilità di prendere l’ascensore e portarli giù due per volta…CI È ANDATA BENE…finalmente alle 4.30 circa sono tutti nel prato del giardino…la mia bocca non produceva più saliva e tremante chiamavo mia moglie per sapere come stavano e dov’erano. Fortunatamente, visto che le linee saltavano in continuazione, riesce a dirmi che erano al centro della piazza di Finale, scalzi, ma in salvo insieme ad altri residenti….

Alle 6.30 una mia collega viene a darmi il cambio al lavoro, consapevole della gravità della situazione e sapendo che a casa avevo la famiglia. Faccio il tragitto a velocità sostenuta e nel mentre chiamo mia mamma a Turi per anticipargli la notizia che avrebbe altrimenti appreso dal telegiornale e con tutte le ansie del caso…Arrivo in piazza a Finale Emilia e mia moglie in lacrime mi corre incontro. Eravamo insieme, riuniti e vivi!

Le scosse si sono succedute per due, tre ore al che, mia cugina anch’ella di Turi e residente a Carpi, avv. Mara Coletta con suo marito Mario Valerio, figlio del noto maestro elementare e poeta Rino, ci propongono il trasferimento in un loro appartamento sfitto anche per evitare la tendopoli che poteva essere traumatica per mio figlio piccolo di 4 anni.

Siamo stati lì per circa una settimana…siamo riusciti, aggirando la protezione civile, ad andare a Finale a recuperare qualche vestito e qualche documento da casa e lo spettacolo è stato desolante…termosifoni divelti, crepe in salotto e camera da letto, tutti i vetri rotti, mensole svuotate e ante degli armadi incastrate…Attimi comunque di terrore! Sembravamo due ladri che da un momento all’altro dovessero essere beccati in flagrante…eppure era la nostra casa…

Fatta la prenotazione per il sopralluogo ufficiale, elmetti in testa e vigile del fuoco al seguito rientriamo in casa e con più calma prendiamo qualcosa in più.

Ma non è finita. Il 29 maggio mia moglie è ad una scuola materna parrocchiale di Carpi per provare a ripartire e inserire nell'istituto il piccolo di 4 anni, ma alle 9 di mattina una nuova scossa investe Cavezzo e Medolla (10 km da Carpi). Riusciamo a fuggire anche da quello. Mio figlio era a Finale che ultimava, sotto un tendone, l’anno scolastico (3 media), ed io a Modena che visitavo la nuova struttura temporanea per i disabili. Ancora una volta la mia famiglia era divisa! Raggiunti  moglie e figli, decidiamo di interrompere la nostra permanenza in queste zone martoriate….

Basta,  torniamo a Turi, al sicuro, a casa di mia mamma anche perché i nervi cominciavano a cedere e i ragazzi erano gia  abbastanza provati.

È vero quello che si dice… Gli emiliani sono grandi, legati alla loro terra e con un senso del dovere e un attaccamento al lavoro infinito… però questa mazzata ci ha messo in ginocchio dal punto di vista economico (già incerto per la crisi) ma soprattutto psichico: con quale spirito o coraggio rientriamo e se rientriamo nella nostra casa???

Il nostro è un futuro davvero incerto….però come dice un antico detto, questa esperienza la possiamo raccontare.

 

PS: Vi scrivo mentre sono al mare…e dopo quello che abbiamo passato non ci sembra vero!!

 

Nuccio Maurantonio

Maria Rosaria D’Addabbo

Fabio

Gianluca

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