19 marzo: San Giuseppe e la lunga calda notte dei falò

 falò

Per tutta la serata di lunedì, 19 marzo, la nostra cittadina, in nome del folklore e della tradizione popolare, si è rischiarata e riscaldata alla luce di grandi falò: “le fanove”, enormi cataste di legna disposte a forma di cono e accese in onore della festività di San Giuseppe.
Queste pire, composte da “sarmenti” di vigne, rami di alberi e tronchi disboscati, fin dai
tempi antichi venivano accese in segno propiziatorio e servivano ai contadini ad ingraziarsi le forze della Natura e ad indicare che l’inverno con i suoi rigori e le sue miserie cedeva il passo alla primavera. Oggi il rito dei falò ha perso la sua connotazione magica, ma resta, comunque, una forma di divertimento popolare e di aggregazione collettiva, da cui traspare un forte legame con le nostre radici al fine di rievocare una vita più sana e attenta ai richiami del nostro antico passato.
In quest’ottica, l’Associazione Nuova Pro Loco in collaborazione con l’Amministrazione Comunale ha organizzato, quest’anno, un concorso a premi denominato “Fanòve di San Giuseppe e tradizioni” a cui hanno potuto prender parte nella realizzazione dei falò, previa iscrizione, tutti i cittadini maggiorenni residenti a Turi, comprese le associazioni, i gruppi e i comitati, che sono stati giudicati nel loro operato da una commissione. La giuria composta dal Sindaco, dal Presidente della Pro Loco e da due membri di associazioni esterne tra cui un esperto di storia e tradizioni turesi, ha esaminato i falò in gara, che con impegno e fantasia, a partire dalle ore 18.30, sono riusciti a rievocare usi e costumi del territorio in nome di un divertimento dall’antico sapore.

Hanno preso parte alla gara: in Piazza Stazione, il gruppo Scout 1; in via Forno Comunale 32 il falò curato dalla signora Lieggi Aurelia, in Via Vittorio Veneto il falò del Comitato ‘Madonna del Rosario’ e infine in Piazza Capitano Colapietro il falò realizzato dall’Associazione
Mule del Carro di Sant’Oronzo.
Una tradizione quella “delle fanòve di San Giuseppe” che anno dopo anno creando una sorta di pellegrinaggio tra i falò rionali, diffonde allegria e curiosità, in compagnia di musiche e canti, cibi e dolci consumati al caldo del fuoco scoppiettante di un falò.

1° classificato falò di PIAZZA C.COLAPIETRO, curato dall’Associazione Mule del Carro di Sant’Oronzo che vince un buono di € 300,00;
2° classificato falò di PIAZZA STAZIONE curato dal gruppo Scout 1 che vince un buono di € 200,00;
3° classificato falò di VIA FORNO COMUNALE 32 curato dalla signora Lieggi Aurelia che vince un buono di € 100,00;

I migliori sono loro


In molti ricordano quel che era la festa di san Giuseppe a Turi, fino a qualche anno fa.
Nelle settimane precedenti al 19 marzo, comitive e gruppi di amici, giovani e adulti, si mettevano d’impegno.
Si spingevano in campagna e raccoglievano legna da ardere di ogni genere o grandezza, decidevano il luogo ideale, spesso uno spiazzo vicino alla casa di un parente o un amico, e l’accatastavano.
Giorni di fatica, lavoro e timore che qualcun altro, di altre comitive, durante la notte, per scherzo, scherno o sfregio, venisse ad appiccare il fuoco in anticipo.
Finalmente arrivava la sera della festa: zampine arrostite, una caraffa di vino, musica. Don Vito Ingellis, dopo la messa, iniziava la sua passeggiata, di rione in rione. Andava a benedire il fuoco, simbolo di un inverno che andava via e lasciava spazio alla primavera. La comunità, che viveva di agricoltura, pregava il Signore, affinchè i raccolti fossero abbondanti.
I tempi sono cambiati, e negli anni questa tradizione è andata via via scemando, fagocitata dal grande falò organizzato dalle Amministrazioni che si succedevano, la fanòve “ufficiale”, allestita a Largo Pozzi. Una sagra di zeppole e prodotti tipici al posto di quello che un tempo erano le tavolate di amici, in cui ognuno aveva cucinato qualcosa.
Ma quest’anno, con Largo Pozzi fuori uso per chissà quanto tempo ancora, la Pro Loco ha tentato un ritorno al passato, incentivando la fantasia e la buona volontà dei turesi con premi in denaro. La risposta da parte della gente c’è stata.
Certo, i tempi sono cambiati.
Senza un sacerdote che benedicesse i fuochi, il rito legato alla festa di san Giuseppe è diventato tutto ad un tratto laico, una gara di folklore che ha riscaldato e illuminato Turi.
Qualcuno però ha sfidato la modernità dei tempi ed è tornato davvero al passato. Organizzandosi come un tempo facevano i loro genitori, un
gruppo di teenagers, ignorato da tutti, ha raccolto la legna, allestito un grande fuoco in via Mola, e ha trascorso la serata tra un bicchiere di coca cola e uno di aranciata. Nessuna visita da parte del Sindaco e delle autorità per loro che, essendo fuori dalla gara, si sono ritrovati in qualche modo fuori dalla festa.
Ma solo dalla festa “ufficiale”, quella ingessata delle istituzioni. Ma la festa era nei loro occhi, nei loro sorrisi, assieme alla voglia di divertirsi, pur restando saldi nelle piccole tradizioni di paese.