Venerdì 16 Novembre 2018
   
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“Non ci sentiamo riconosciuti”

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Abbiamo intervistato un autotrasportatore di Turi dopo alcuni giorni di disordini per lo sciopero della categoria. Tanta è la rabbia nei confronti dello Stato per l’esosa percentuale di spese a loro carico e le tariffe bloccate, ormai dal 1990. 

Qual è il motivo scatenante che vi ha portato allo sciopero di questi giorni?

Il motivo scatenante dello sciopero è stato quello dell'aumento continuo del gasolio, delle assicurazioni, del pedaggio. Le ore di guida per giunta sono poche, perché la legge ci impone di guidare solo 48 ore settimanali.

Che cosa volete ottenere? Quali sono i vostri obiettivi?

Vogliamo lavorare serenamente con i nostri diritti e i nostri doveri, onestamente.
Già nel 2009-2010, i trasportatori hanno fatto sentire la loro voce con un inizio di sciopero. Lo Stato strinse un accordo con gli enti che avrebbero dovuto tutelare il trasportatore. Ci fu un accordo e, quindi,decidemmo di non  proseguire con lo sciopero perché si sarebbero occupati della questione, con miglioramenti in merito. Questa promessa non è stata mantenuta dallo Stato. Non potendo scioperare fino al 2012, per via degli accordi pattuiti in quell’occasione, molti hanno stretto la cinghia fino al punto di arrivare a fallimenti, debiti; ci sono stati casi di colleghi che hanno deciso anche di farla finita, non potendo affrontare le situazioni debitorie. I guadagni sono inferiori alle spese, in continuo aumento.

Qual è il vostro umore?

Il nostro umore dopo qualche giorno di sciopero è quello di non sentirci ulteriormente ascoltati. Non penso che non arrivino a capire che il trasporto su gomme, in realtà poco considerato, sia nella pratica, l'anello più importante del commercio. Ci dispiace per aver creato subbuglio nei negozi e quant'altro, ma tutto quello che facciamo è anche per il beneficio di tutti.

Siamo delusi per quei trasportatori che si sentono forzati a scioperare. L'Italia non è sempre unita. Non è giusto che molti si espongano per far godere coloro che oggi non vogliono condividere questo gesto.

Siamo sicuri di non essere gli unici a lamentarci. Oggi è tutta l'Italia in crisi: è sbagliato il sistema...bisogna scendere tra la gente. Coloro che emettono le leggi devono vivere tra la gente, capire cosa vuol dire vivere senza molto benessere.

I mass media fanno vedere solo quello che vogliono far vedere…così i documentari, le inchieste; invitano sempre capi di governo o persone ritenendole esperte della materia, ma perché non chiamano noi? Devono intervistare chi sta sulla strada e non chi sta dietro le scrivania. Bisogna ascoltare i diretti interessati.

S’intravede la speranza che questa volta lo Stato vi venga incontro?

Oggi come oggi no. Hanno fatto già trascorrere molto tempo…non credo che lo Stato abbia poi molta voglia di venire incontro alla nostre esigenze di vita.

Fino a quando avete intenzione di scioperare?

Fino a venerdì anche se c’è tutta l’intenzione di continuare. Poi inizieranno a scioperare le altre categorie…Siamo arrabbiati. Lo Stato ci ha portato alla povertà. Se ci fermiamo noi, la gente muore di fame. Noi chiediamo di poter usufruire del prezzo del gasolio professionale come i pescatori e gli agricoltori che lo pagano rispettivamente a 75 e 90 cent. e non a 1.80 euro come noi.

 

Commenti  

 
Giogio
#1 Giogio 2012-02-01 11:36
Aggiungerei che lunedi...in tutta probabilità ci sarà un nuovo sciopero in merito.
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