Domenica 18 Novembre 2018
   
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MI RITORNI IN MENTE...

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Questo ritornare ai tempi... che furono, non ha certo l'obiettivo di ricercare "il colpevole", ma di cercare di capire se la nostra comunità è cresciuta, si è fermata o addirittura stia peggio di prima. E poi ricordare fa sempre piacere. Sebastiano Savino ha ripercorso le tappe della sua vita e si è commosso perchè ha scoperto che la sua figura è ancora viva nel ricordo di tante persone. Nostro ospite della rubrica è Antonio Gasparro, ex presidente della pallavolo maschile, che per tanti anni ha "gestito" il volley locale.

Da largo pozzi al palazzetto: evoluzione del volley a Turi.

Credo che la pallavolo, come tutto quello che ci circonda, ha seguito l’evolversi dei tempi, e mi meraviglia che alcune persone non accettino questo stato di fatto, rappresentando positivamente la pallavolo giocata sull’asfalto e guardando negativamente quella giocata oggi nel nostro palazzetto, quando proprio in quei tempi non si faceva altro che auspicare la costruzione di una struttura adeguata per accogliere i ragazzi. È come se continuassimo a scrivere con pennino e inchiostro, ignorando di essere nell’era della tecnologia, e la pallavolo e lo sport non potevano non adeguarsi, dal gioco all’aperto sull’asfalto alla palestra in cemento della scuola media, fino a quella in gomma dell’ITC per giungere finalmente al palazzetto.

Tanti anni di presidenza dell’ASP Turi: cosa hai ereditato e cosa hai lasciato?

Quello che il mio predecessore Stefano Orlandi mi ha lasciato in eredità è stata la sua esperienza e una grande voglia di far crescere quel movimento che già esisteva e che Mimmo Sabatelli e Franco Palmisano portavano avanti con grande impegno. E fu proprio Mimmo a suggerirmi di mettere insieme quel gruppo di giovani, oggi affermati professionisti, che hanno portato il volley turese allo stato attuale. Quando subentrai a Stefano la società era solo al femminile con una squadra che militava in II divisione: i settori giovanili e i CAS. Quei giovani che si erano inseriti nel movimento avevano tutti maturato qualche esperienza pallavolistica e perciò pensammo di rimettere su una squadra maschile, insieme ad alcuni ragazzi,  per partecipare al primo campionato provinciale. Rinasce così la pallavolo maschile a Turi nel 1994 e tutto l’attuale movimento pallavolistico, che non ho lasciato. Sono solo cambiati i ruoli, largo ai giovani, ma senza lasciarli soli. Quindi da una II divisione femminile e dal nulla maschile oggi esprimiamo: un Centro Avviamento allo sport (CAS), settori giovanili under 13, 14, 16, 18 e I div. Giovani, sia maschile che femminile; quindi le prime squadre in serie B2, femminile e maschile.

Duole ancora il sogno svanito della promozione in A2, con il ridimensionamento in serie C. Perché?

I bei sogni non svaniscono mai, e quello rimarrà sempre la grande impresa della pallavolo maschile turese insieme all’anno della doppia promozione in serie C (maschile e femminile), ma bisogna rimanere sempre con i piedi per terra. La promozione in B1 ci fu comunicata solo nel mese di luglio, quando il bilancio era ormai definito, ma nonostante ciò la società con l’avvallo del main sponsor Villa Menelao decisero di affrontare questa avventura con grande entusiasmo. A fine anno quando si chiuse il bilancio sul quale pesava un campionato di B1 e i play-off conquistati in campo, la situazione economica non era delle più rosee, e se a ciò si aggiunge che lo sponsor Villa Menelao aveva già anticipato una parte del badget dell’anno successivo per far fronte alle spese, piacevolmente impreviste, dei play-off, si capisce che il ridimensionamento era l’unica strada percorribile se si voleva far continuare questa realtà sportiva.

Eppure nessuno ha contestato il declassamento. Fosse stato nel calcio ci sarebbe stata una mezza sommossa. Il pubblico della pallavolo è diverso da quello del calcio?

Non credo ci sia molta differenza tra il pubblico turese della pallavolo e quello del calcio, forse il nostro sport è seguito da tutta la famiglia. Se mi permetti credo che l’aver accettato con tranquillità il declassamento, come lo definisci tu, è dovuto al modo schietto, trasparente e tranquillo con cui la società ha spiegato il problema e motivato le proprie scelte.

Sempre grossi sponsor: prima la DE.CO.BIT di Noicattaro e da 10 anni Villa Menelao di Boccardi. È questo il segreto? Sport – politica?

Non esiste nessun segreto se non la solidità della società e la serietà delle persone che si rispecchiano in rapporti concreti tra le parti (società – sponsor), il rispetto reciproco dei programmi sulla gestione della loro immagine e l’impegno sempre massimo per dare una visibilità positiva. Per quanto riguarda la sua domanda tendenziosa, le rispondo che forse dimentica che chi rappresentava la DE.CO.BIT, in quel momento non era impegnata in politica. Così come il forte legame Villa Menelao - Pallavolo risale a dieci anni fa, quando l’Amministratore Delegato non era un politico e sarebbe opportuno inoltre sottolineare come le Aziende Arrè Formaggi e Catucci Ecologia, nostri sponsor storici e importanti, non hanno niente a che spartire con la politica.

Perché la pallavolo si divise in maschile e femminile?

Sarò più presuntuoso di Raffaele Tardi, presidente della parte femminile, al quale ha rivolto la stessa domanda. Il movimento pallavolistico in toto cresce sempre di più, per cui si è sentito il bisogno di avere due organizzazioni separate, ma allo stesso tempo strettamente legate, tant’è che la gestione degli impianti e i rapporti con i vari Enti (Comune, FIPAV, Istituzioni e scuole) sono di competenza di una persona infaticabile come Daniele Marotta, presidente della pallavolo maschile. Siamo come una famiglia in separazione dei beni.

Dei politici dagli anni ’80 ad oggi chi butteresti giù dalla torre e a chi il volley è grato?

Nessuno, credo che nel bene e nel male tutti hanno pensato di fare qualcosa per lo sport in genere, che ci siano riusciti o meno, non sarò certo io a dirlo. Quello che posso ribadire è che, come in tutte le situazioni, anche nello sport  bisogna impegnarsi sempre in prima persona e non aspettare che la politica debba o possa risolvere tutti i propri problemi.

Cosa ne pensi dei giudizi del prof. Sabatelli, del prof. Arrè e dell’ing. Tardi?

Anche ai “nostri tempi” il sacrificio e l’amore per la pallavolo sono l’essenza, rappresentano ciò che ci permette da oltre quindici anni di mandare avanti con successo il movimento pallavolistico turese, nonostante le difficoltà “economiche” e  le sempre poche persone disposte a dare una mano solo per quell’amore e quel sacrificio. E non mi si venga a dire che all’epoca non esistevano gli sponsor. Noi sappiamo benissimo quello che facciamo e lo dimostra il coraggio del ridimensionamento di due anni fa, nel momento più entusiasmante, più alto del nostro percorso. Per quanto riguarda il tema dei settori giovanili, forse non tutti sanno che nel roster della squadra maschile di B2 e due anni fa in quello di B1, c’erano e ci sono quattro atleti provenienti dai nostri settori giovanili. L’ing. Tardi non ha bisogno del mio giudizio, vive nella stessa famiglia.

Antonio è vero che la società di pallavolo maschile è un “circuito chiuso”?

Guardando i nomi degli attuali dirigenti mi accorgo che tranne il mio, quello di Daniele Marotta e Piero Catucci, gli altri (Stefano Dell’Aera-ex giocatore, Leonardo Spinelli-ex giocatore, D’Aprile Domenico, Piero Palmisano, Domenico Salvatore, Nicola Cazzetta,Nicola Del Bene, Bartolo Ritoli, Francesco Mirizzi-ex giocatore, Alberto Colapietro-ex giocatore) sono tutte persone nuove, diversi dai fondatori di questa società e la maggior parte di loro sono giovani con sani principi e giusti valori che preferiscono occupare il loro tempo libero, con gratuità, nel palazzetto piuttosto che nei bar, e questo mi dà la convinzione che dopo di me la pallavolo a Turi possa avere il futuro garantito. Comunque se qualcuno ci considera una società chiusa, nessuno vieta di costituirne un’altra aperta, magari migliore della nostra.

Per concludere, perché hai passato il testimone?

Perché era arrivato il momento di dare spazio alla nuova generazione di dirigenti e giovani, con idee innovative ed entusiasmo rinnovato, molto più attiva di un anziano come me; questo non significa che ho abbandonato la pallavolo, sono sempre un dirigente pronto a dare una mano e seguire i ragazzi del nostro settore giovanile.

Antonio ha dato tanto alla crescita della pallavolo turese. Questo è fuori dubbio. Si rimane perplessi quando afferma "mi meraviglia che alcune persone non accettino che la pallavolo ha seguito l'evolversi dei tempi". Non è esattamente vero che si ricorda positivamente la pallavolo giocata sull'asfalto per "nascondere" l'evoluzione societaria del volley turese. Tutti "Noi" di largo Pozzi volevamo il palazzetto. Antonio ricorderà la battaglia di Michele Resta e soci, quindi... Il palazzetto è un bene per tutti, non solo per la pallavolo. Basti vedere che il calcio a 5 non è più quello dell'oratorio. Quindi... Tutti abbiamo sempre preso come esempio di organizzazione la pallavolo turese, quindi... Siamo molto grati ad Antonio nel ricordare che i due grossi sponsor non si cimentavano in politica, ma poi... Non vorremmo che ora sia la volta di Arré Formaggi e Catucci Ecologia. Se si verificasse vuol dire che oltre all'avviamento alla pallavolo esiste l'avviamento all'assessorato.

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