Domenica 18 Novembre 2018
   
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BASTA POCO PER USCIRE DALLA PALUDE?

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Il 12 Settembre 2011 è suonata la “campanella” per gli studenti della scuola dell’infanzia, della scuola primaria e della scuola secondaria di 1° grado a Turi. Nei dodici giorni precedenti, i docenti sono stati impegnati a progettare il nuovo anno scolastico. Interminabili collegi dei docenti, incontri di dipartimenti disciplinari, revisioni dell’U.U.A.A. (Unità di Apprendimento) disciplinari, funzioni strumentali, commissioni, aggiornamento del POF, organizzazione dei PON, progetti da attuare e tant’altro. Per la scuola secondaria di 1° grado (media) il 15 Settembre è scaduta l’adesione ai “Giochi sportivi studenteschi”2011/2012, per la scuola primaria la scadenza è il 31 Ottobre 2011. I finanziamenti non escono dal “fondo d’istituto”, ma dal capitolo del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca. Tale finanziamento oltre alla retribuzione docente prevede una somma cospicua per l’acquisto di materiale sportivo. Inoltre, se si partecipa ai “Nuovi Giochi della Gioventù”, indetti dal CONI provinciale, che consistono in una “festa” dello sport, la scuola riceve gratuitamente gli attrezzi per la prova in programma. Vista la carenza di fondi destinati alle scuole, queste energie, per lo svolgimento dell’educazione motoria, sono il salvagente   (la ciambella), miracolosa.

Ebbene la scuola Media “R. Resta” di Turi per l’ennesima volta - sono circa 15 anni - non partecipa ai giochi sportivi. Le attività si svolgono in orario pomeridiano per un massimo di sei ore settimanali a docente e prevede la fase d’Istituto, la fase Comunale, la fase Provinciale, Regionale, Interregionale e Nazionale. Perché la nostra scuola non partecipa?

Con l’arrivo del Dirigente Scolastico Ferdinando Brienza, ex insegnante di Educazione fisica in una scuola media di Bari, eravamo sicuri che avrebbe riportato i ragazzi a partecipare ai giochi. Cosa è successo? Chi non accetta, lui o i docenti? I componenti del consiglio d’Istituto, in primis il Presidente, sono stati messi a conoscenza? Se è sì, perché sono compartecipi? Se è no, il discorso prende strade diverse.

Il preside Brienza nell’intervista rilasciata ad una testata settimanale, cita testualmente “Quest’anno non sono previste grosse novità”. “Posso affermare, inoltre, che l’offerta formativa dell’istituto è stata riconfermata e sicuramente nei prossimi mesi sarà arricchita sempre più per provvedere non solo alla crescita culturale, ma anche alla crescita umana di ogni singolo alunno. Mi piace sottolineare che componente essenziale affinché la vita scolastica si svolga al meglio è l’osservazione del principio del rispetto”.

D’accordissimo con il prof. Brienza, ma il rispetto non è la fase della cultura dello sport? Rispetto delle regole che regolano tutti gli sport, sia di squadra che individuali. Rispetto del gruppo squadra, Rispetto dell’avversario. Rispetto dei “giudici di gara”. Rispetto di se stesso. Rispetto della lealtà e legalità sportiva. E quando un ragazzo impara tutti questi requisiti? Durante le gare. La corsa campestre è la base, a questa età, di un confronto con sé e con gli altri. Il ragazzo deve conoscere i propri limiti per migliorarsi, deve conoscere le proprie potenzialità per migliorarsi, deve confrontarsi per migliorarsi. Se un ragazzo è impacciato o poco coordinato non praticherà mai una vita da sportivo se la scuola lo abbandona a se stesso, ma diventerà un tifoso. E a scuola si impara l’etimologia della parola “tifoso”? Generalmente si usa e si deve usare il termine sportivo. L’avviamento alla pratica sportiva è la terapia per cercare di risolvere il bullismo, l’emarginazione, la timidezza, l’esuberanza. L’inserimento dei diversamente abili, dei caratteriali. Ancora una volta se i nostri figli vogliono avvicinarsi allo sport devono frequentare, a pagamento, le società sportive o le palestre e piscine private. E chi non ha la disponibilità economica? Se questo è un momento critico per le famiglie italiane come farà? Doppia scelta: per strada a “tirare” due calci ad un pallone o “buttato” su una poltrona a guardare la Tv. La scuola di Turi ha le sue colpe, ma anche l’amministrazione non ne è immune. Perché non organizza la fase comunale dei giochi sportivi? A quel punto come reagirà il preside Brienza?

Caro Ferdinando, dismetti giacca e cravatta, ritorna ad essere un fedelissimo dei giochi della gioventù, insegna il terzo tempo della pallacanestro ai tuoi alunni. Ti vorranno veramente bene.

Volare alto, senza i giochi della gioventù, è possibile?

Commenti  

 
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#1 commentando 2011-09-20 11:01
Concordo con quanto scritto nell'articolo ma, conosco il preside Brienza ed ha tutta la mia stima, bisognerebbe ascoltare anche lui a proposito.
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