Lunedì 10 Dicembre 2018
   
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COME CI EDUCAVANO…. COME EDUCHIAMO!?!

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Nella rubrica “Mi ritorni in mente…” del 27 maggio 2011, intervistando il prof. Mimmo Sabatelli, ex allenatore del Volley femminile è emerso un argomento importante: la disciplina nello Sport. Come è cambiata? Questo tema importante sarà affrontato da esperti del settore.
Primo ospite sulle nostre pagine è la Dott.ssa Anna Maria Camposeo, Psichiatra – Psicoterapeuta.Con un NO si educa, con un SI si creano problemi all’adolescente. Sarà favola o realtà?
“Non ci sono formule assolute, il NO non è di per sé educativo, così come il SI non è fonte automaticamente di problemi per l’adolescente. È sempre necessaria una modulazione delle risposte alle richieste dei ragazzi e la modulazione poggia su due presupposti fondamentali: l’ascolto e la consapevolezza del proprio ruolo educativo”.Perché usare i SI e perché usare i NO?
“I SI, se sottesi da un attento ascolto dei bisogni dei ragazzi, possono favorire lo sviluppo di una equilibrata identità e sostenere l’autostima. D’altra parte il NO, nel corso della crescita dell’individuo, ha una grande valenza strutturante: aiuta a riconoscere i limiti e stabilisce i confini tra le persone e tra possibile e non possibile, tra realtà e onnipotenza. E non parlo solo dei NO da opporre alle richieste dei ragazzi, ma anche dei NO che i bambini già dall’età dei tre anni oppongono alle richieste dei genitori, uscendo così dal rapporto simbiotico in cui madre e bambino sono un’unica entità onnipotente, e ponendo le premesse per le proprie autonomizzazioni”.E allora perché i genitori tendono sempre più ad assecondare le richieste dei loro figli?
“I NO vengono sempre più vissuti come tabù dagli educatori che temono di non saper gestire i conflitti e tendono ad essere eccessivamente ablativi. Assistiamo sempre più ad un indebolimento e ad una perdita di autorevolezza negli educatori, siano essi genitori siano essi insegnanti, e il ruolo di educatore tende a trasformarsi nel ruolo di “amico” o di “commilitone”, attraverso un apparente accorciamento delle distanze”. Quindi gli educatori oggi sono più attenti alle istanze dei ragazzi? Sono più propensi ad assecondare i loro desideri?
“Solo in apparenza, poiché le distanze si possono mistificare ma non abbattere, sono date dal ruolo, dall’età e l’accondiscendenza rispetto ai bisogni superficiali molto spesso nasconde più profondamente il bisogno che i figli e gli alunni, testimonino con l’abolizione della conflittualità e delle divergenze, il successo dell’educatore. Si concede per ricevere in cambio quelle che vengono definite gratificazioni narcisistiche. È una forma di generosità sottesa alla paura di sbagliare e di non essere adeguati agli standard sociali”.Cosa ha tolto autorevolezza agli educatori?
“I fattori sono complessi, ci sono fattori di tipo culturale (si è cercato di sbarazzarsi di certe forme autoritarie oppressive di pedagogia), i fattori sociali (bisogna essere sempre giovani, all’altezza dei canoni perfetti), fattori psicologici legati difficoltà di essere all’altezza di questi standard e il conseguente senso di colpa e di inadeguatezza. Anche la scuola vive questo ridimensionamento poiché le vengono attribuite grandi responsabilità, scarse risorse e deve subire la concorrenza delle altre agenzie formative non formali”. L’attività sportiva può essere ancora maestra di vita? È ancora valida la definizione “Mens sana in corpore sano”?
“La partecipazione ad attività sportive consente di acquisire la conoscenza dei propri limiti, la capacità di canalizzare le energie per un fine, la capacità di vivere l’agonismo all’interno di regole e quindi anche di divieti. Ha dunque un elevato potenziale educativo sempre che i genitori sappiano condividere questi aspetti, e vivere serenamente il fatto che non possiamo essere tutti genitori di campioni. Per quanto riguarda “mens sana in corpore sano” è giusto e corretto, ma forse dovremmo aprire un altro capitolo su cosa sia oggi un corpo sano”.Per finire un consiglio!
“Chiunque svolga il compito di educatore deve partire dal presupposto che può sbagliare senza che ciò infici la sua autorevolezza e che agli occhi dei ragazzi resta sempre una figura di riferimento necessaria per la crescita, che anche attraverso qualche NO è capace di contenere le ansie e le incertezze tipiche di questa età”.
Certo che i tempi sono cambiati in modo incredibile. Un maestrale ha spazzato via i tempi in cui erano i genitori che ci gestivano. E guai se ti spostavi di un millimetro. Ricordiamo ancora “Mazze e panel fanno figli belli”. “I figli si baciano quando dormono”.
E a scuola? Il maestro era munito di una “mazza” per le famose bacchettate e guai se tiravi indietro le mani, la pena raddoppiava. E se l’accaduto veniva riferito a casa, peggio che “andar di notte”, gli attrezzi erano la cinghia e il “cucchiaio delle fave”. Che tempi ragazzi!!!
Oggi l’insegnante deve stare attento anche come si rivolge ai propri alunni perché arrivano le mamme dicendo “mio figlio è traumatizzato”. E le bocciature come fioccavano! Ora nella scuola dell’obbligo basta che l’alunno abbia raggiunto al termine dell’anno il “minimo progresso” che prosegue la sua carriera scolastica. Che tempi ragazzi!!!
E lo sport? Dopo lo studio e la chiesa. La domenica nascondevamo il borsone a casa di un amico e inventavamo una scusa che durava con il cambio di colore del nostro viso.
La dottoressa Anna Maria ha snocciolato tutto il quesito sulla psiche dell’adolescente e noi la ringraziamo di cuore.
Nella rubrica “Mi ritorni in mente…” del 27 maggio 2011, intervistando il prof. Mimmo Sabatelli, ex allenatore del Volley femminile è emerso un argomento importante: la disciplina nello Sport. Come è cambiata? Questo tema importante sarà affrontato da esperti del settore.
Primo ospite sulle nostre pagine è la Dott.ssa Anna Maria Camposeo, Psichiatra – Psicoterapeuta.Con un NO si educa, con un SI si creano problemi all’adolescente. Sarà favola o realtà?
“Non ci sono formule assolute, il NO non è di per sé educativo, così come il SI non è fonte automaticamente di problemi per l’adolescente. È sempre necessaria una modulazione delle risposte alle richieste dei ragazzi e la modulazione poggia su due presupposti fondamentali: l’ascolto e la consapevolezza del proprio ruolo educativo”.
Perché usare i SI e perché usare i NO?
“I SI, se sottesi da un attento ascolto dei bisogni dei ragazzi, possono favorire lo sviluppo di una equilibrata identità e sostenere l’autostima. D’altra parte il NO, nel corso della crescita dell’individuo, ha una grande valenza strutturante: aiuta a riconoscere i limiti e stabilisce i confini tra le persone e tra possibile e non possibile, tra realtà e onnipotenza. E non parlo solo dei NO da opporre alle richieste dei ragazzi, ma anche dei NO che i bambini già dall’età dei tre anni oppongono alle richieste dei genitori, uscendo così dal rapporto simbiotico in cui madre e bambino sono un’unica entità onnipotente, e ponendo le premesse per le proprie autonomizzazioni”.
E allora perché i genitori tendono sempre più ad assecondare le richieste dei loro figli?
“I NO vengono sempre più vissuti come tabù dagli educatori che temono di non saper gestire i conflitti e tendono ad essere eccessivamente ablativi. Assistiamo sempre più ad un indebolimento e ad una perdita di autorevolezza negli educatori, siano essi genitori siano essi insegnanti, e il ruolo di educatore tende a trasformarsi nel ruolo di “amico” o di “commilitone”, attraverso un apparente accorciamento delle distanze”.
Quindi gli educatori oggi sono più attenti alle istanze dei ragazzi? Sono più propensi ad assecondare i loro desideri?
“Solo in apparenza, poiché le distanze si possono mistificare ma non abbattere, sono date dal ruolo, dall’età e l’accondiscendenza rispetto ai bisogni superficiali molto spesso nasconde più profondamente il bisogno che i figli e gli alunni, testimonino con l’abolizione della conflittualità e delle divergenze, il successo dell’educatore. Si concede per ricevere in cambio quelle che vengono definite gratificazioni narcisistiche. È una forma di generosità sottesa alla paura di sbagliare e di non essere adeguati agli standard sociali”.
Cosa ha tolto autorevolezza agli educatori?
“I fattori sono complessi, ci sono fattori di tipo culturale (si è cercato di sbarazzarsi di certe forme autoritarie oppressive di pedagogia), i fattori sociali (bisogna essere sempre giovani, all’altezza dei canoni perfetti), fattori psicologici legati difficoltà di essere all’altezza di questi standard e il conseguente senso di colpa e di inadeguatezza. Anche la scuola vive questo ridimensionamento poiché le vengono attribuite grandi responsabilità, scarse risorse e deve subire la concorrenza delle altre agenzie formative non formali”.
L’attività sportiva può essere ancora maestra di vita? È ancora valida la definizione “Mens sana in corpore sano”?
“La partecipazione ad attività sportive consente di acquisire la conoscenza dei propri limiti, la capacità di canalizzare le energie per un fine, la capacità di vivere l’agonismo all’interno di regole e quindi anche di divieti. Ha dunque un elevato potenziale educativo sempre che i genitori sappiano condividere questi aspetti, e vivere serenamente il fatto che non possiamo essere tutti genitori di campioni. Per quanto riguarda “mens sana in corpore sano” è giusto e corretto, ma forse dovremmo aprire un altro capitolo su cosa sia oggi un corpo sano”.
Per finire un consiglio!
“Chiunque svolga il compito di educatore deve partire dal presupposto che può sbagliare senza che ciò infici la sua autorevolezza e che agli occhi dei ragazzi resta sempre una figura di riferimento necessaria per la crescita, che anche attraverso qualche NO è capace di contenere le ansie e le incertezze tipiche di questa età”.

Certo che i tempi sono cambiati in modo incredibile. Un maestrale ha spazzato via i tempi in cui erano i genitori che ci gestivano. E guai se ti spostavi di un millimetro. Ricordiamo ancora “Mazze e panel fanno figli belli”. “I figli si baciano quando dormono”.

E a scuola? Il maestro era munito di una “mazza” per le famose bacchettate e guai se tiravi indietro le mani, la pena raddoppiava. E se l’accaduto veniva riferito a casa, peggio che “andar di notte”, gli attrezzi erano la cinghia e il “cucchiaio delle fave”. Che tempi ragazzi!!!

Oggi l’insegnante deve stare attento anche come si rivolge ai propri alunni perché arrivano le mamme dicendo “mio figlio è traumatizzato”. E le bocciature come fioccavano! Ora nella scuola dell’obbligo basta che l’alunno abbia raggiunto al termine dell’anno il “minimo progresso” che prosegue la sua carriera scolastica. Che tempi ragazzi!!!
E lo sport? Dopo lo studio e la chiesa. La domenica nascondevamo il borsone a casa di un amico e inventavamo una scusa che durava con il cambio di colore del nostro viso.
La dottoressa Anna Maria ha snocciolato tutto il quesito sulla psiche dell’adolescente e noi la ringraziamo di cuore.

 

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