Sabato 17 Novembre 2018
   
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POSSIBILI RELAZIONI TRA FITOFARMACI E MALATTIE

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Qual è il rapporto tra l’uso dei fitofarmaci e le malattie professionali che colpiscono gli imprenditori agricoli? Esiste una relazione tra casi di mortalità e uso dei fitofarmaci? Quali sono le malattie professionali rivenienti dall’ attività agricola? Ci sono studi approfonditi su pazienti?

Di questo e tanto altro si è discusso ieri mattina nel corso dell’ultima consulta provinciale della cerasicoltura, durante la quale si è fatta notare, per l’ennesima volta, l’assenza di esponenti istituzionali del comune di Turi, nonostante l’invito. E pensare che la consulta era proprio nei desiderata dell’amministrazione Gigantelli.

Tra gli altri, hanno partecipato l’assessore provinciale Onofrio Resta, l’assessore provinciale all’agricoltura Francesco Caputo, il dott. Mario Colapietra (CRA).

FITOFARMACI E MALATTIE: POSSIBILI RELAZIONI - La dottoressa Marina Musti dell’Università di Bari ha illustrato le varie tipologie di malattie e di sintomatologie acute o croniche.

Il vero dramma è il pressappochismo di alcuni operatori agricoli rispetto ai sintomi dovuti al contatto con pesticidi o all’inalazione di fumi. Scarsa conoscenza e comportamenti inadeguati rischiano di compromettere la salute di tutti.

Accade spesso – osserva la dottoressa – che agricoltori tendano a minimizzare bruciature, dolori o aritmie. Cose che sembrano normali, “sciocchezze!”, si esclama il più delle volte, solo perché i sintomi sembrano passeggeri. In realtà gli effetti a lungo termine di quei piccoli e “passeggeri” sintomi, possono essere devastanti: tumori, leucemie, neuriti, ecc.

Tra gli effetti a lungo termine, destano preoccupazione al sistema immunitario e riproduttivo: “l’infertilità maschile – spiega la dott.sa Musti – è in aumento, ma resta difficile stabilire le cause rispetto alla professione e all’uso dei fitofarmaci”.

La prof.ssa Musti ricorda quando in tempi non sospetti, l’amianto non costituiva una vera emergenza, benché fosse oggetto di studi di alcuni esperti. Così oggi, nel mondo dell’agricoltura sembra che delle possibili conseguenze patologiche – tutte da verificare – non interessi affatto.

Sui dettagli della patologie e manifestazioni cliniche, su reazioni e possibili effetti nel breve e lungo periodo pubblicheremo ulteriori particolari sul nostro sito www.turiweb.it .

UNO STUDIO PER INDAGARE - La dottoressa Musti intanto, ha annunciato che a breve partirà uno studio pilota su un campione di 358 soggetti suddiviso in tre fasi. Il medico competente dovrà raccogliere informazioni sullo stato di salute del lavoratore, ricostruire la storia lavorativa (essenziale per tracciare l’eventuale rapporto di causa tra malattia, professione e uso di fitofarmaci), effettuare un esame obiettivo generale, richiedere eventuali e ulteriori accertamenti strumentali o specialistici; formare ed informare i lavoratori. Lo studio avrà certamente un costo in termini di risorse umane e di materiali, e per questo si dovrà attingere da ricercatori e studenti universitari. I questionari sono pronti, si attende la data ufficiale per l’avvio dello studio.

Dai lavori della consulta sono emersi altri particolari interessanti. Ad esempio i pesticidi non arsenicati sono tra quelli possibili cancerogeni polmonari di origine lavorativa, ma pare che vengano ancora impiegati nelle colture dei nostri campi come fosse manna dal cielo.

Commenti  

 
michelee
#1 michelee 2014-03-21 11:43
salve ma il fitofarmaco può essere causa di malattia professionale, specificamente la SLA? grazie
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