Martedì 12 Novembre 2019
   
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DON MAURIZIO, IL PAPA E IL WEB

 

Anche a Turi c’è spazio per riflettere su come i nuovi canali di comunicazione interagiscono con il reale.

Dopo l’apertura del sito del nostro Don Maurizio, anche il Papa ha sentito il bisogno di guardare al mondo web.

E’ partito infatti due giorni fa il canale Youtube della Chiesa Cattolica. Conterrà discorsi del Papà, documenti video e tg news realizzati dal Centro Televisivo Vaticano.

Un’iniziativa frutto di nuova strategia di comunicazione che - malgrado le recenti prese di posizione della CEI contro la dimensione del web 2.0 - sembra voler puntare decisamente sulle potenzialità del web, come dimostra anche l’intervento per ottimizzare la definizione di parole come Papa e Chiesa su Google. In ogni caso scopo di questo progetto è fornire a chiunque la possibilità di ascoltare direttamente le parole di Benedetto XVI, in tutto il mondo, senza mediazioni.

LINK: Don Maurizio in : Lo straordinario potenziale delle nuove tecnologie

 

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Per approfondire

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Chiesa 2.0: pescatori di uomini in Rete

 

Una breve riflessione

Si sente spesso ripetere che viviamo nell'epoca della comunicazione.

Un epoca in cui la nostra esperienza soggettiva si modifica profondamente proprio per il ruolo che il sistema dei media oggi occupa nella vita personale e collettiva. Non v'è dubbio che l'espandersi dei sistemi di comunicazione fornisca un contributo straordinario alla crescita della vita sociale, e in particolare al processo individuale di autoaffermazione (Leggere Thompson 1998).

Ancora più dei sistemi di trasporto, i media ci consentono di superare i vincoli spazio-temporali della nostra esperienza ma tuttavia, la storia sociale dei media ci mette anche in condizione di capire che questa straordinaria espansione della comunicazione pone non pochi problemi per quanto riguarda il rapporto con la realtà. La rispazializzazione è inevitabilmente legata ad una certa deculturalizzazione, intesa come sovrabbondanza di riferimenti culturali totalmente avulsi e sganciati dai contesti in cui vengono utilizzati.

Citando Galimberti 1999, p. 640 «se il mondo viene a noi in forma di immagine, lo possiamo evocare in qualsiasi momento [...] allora il concetto di limite e di onnipotenza si confondono. Ma se possiamo vedere il mondo senza potergli parlare e tanto meno prendervi parte, la nostra onnipotenza visiva trasferisce la nostra realtà in quella irrealtà che è il mondo delle immagini, a stretto confine con le allucinazioni e i sogni» (Galimberti 1999, p. 640).

In realtà, quanto più siamo saturati, tanto più la scelta tra i diversi approcci che ci vengono proposti diventa arbitraria. Nel momento in cui gli schemi cognitivi si indeboliscono, ognuno di noi è convinto di poter ergersi a giudice autorevole per determinare il valore delle cose.

Ma, alla fine, questa nobile aspirazione non sembra potersi sostenere.

"In un mondo dove gran parte della nostra esperienza passa attraverso ciò che vediamo, ciò che leggiamo o al più ciò che sentiamo, diventa assai difficile disporre di criteri di valutazione o gerarchizzazione dell'esistente".

Così, troviamo attendibili e credibili persino i consigli e i suggerimenti che leggiamo nell'oroscopo, forse senza accorgerci che in quelle poche righe but¬tate lì da qualche oscuro redattore cogliamo proprio quello di cui abbiamo bisogno o paura.Un sintomo eclatante di un tale disorientamento è costituito dal ritorno dell'occulto e del misterico, testimoniato anche da recenti fatti di cronaca e dai dati relativi alla diffusione delle pratiche di ricorso a «maghi», astrologi, guaritori.

E in questa cornice che deve essere letta anche la ripresa di interesse verso la religione. Se la modernità societaria ha fatto fatica a fare i conti con la religione - che appariva collocarsi al di fuori della logica della razionalità e dell'istituzione - da qualche anno la tendenza sembra essersi invertita. Tuttavia, il fenomeno non è privo di ambiguità, perché se da un lato esso mette fine alla pretesa moderna di escludere la questione del divino dalla vita sociale, dall'altro sembra indebolire il nesso che storicamente è stato costruito tra fede e ragione.

Ciò a cui assistiamo è l'accesso a un'esperienza del sacro — definito da Hervieu-Leger (1996) come il sentimento emozionale e immediato del senso - non direttamente legata a un'idea del divino, né vincolante i comportamenti individuali. La religione fai-da-te dei nostri tempi rischia di avere confini troppo mobili e labili nei confronti di pratiche e credenze irrazionali. (M.Magatti 2003)

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