Domenica 11 Aprile 2021
   
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FIERA CAMPIONARIA E SANT"ORONZO, TURI TRA TECNOLOGIA E TRADIZIONI LOCALI

Nel week-end sarà possibile visitare chiesa e grotta del santo patrono di turi

Presso il cimitero è possibile ammirare anche il carro trionfale

In occasione dell’arrivo dei forestieri nel comune delle Ciliegie, la chiesa e la grotta di Sant’Oronzo saranno aperte al pubblico per visite turistiche. Sarà possibile accedere oggi, dalle 15.30 alle 18.30 e domani, dalle 9.00 alle 12.00 e dalle 15.00 alle 18.00. Gli altri periodi dell’anno in cui grotta e chiesa vengono destiate a visite turistiche sono: le vacanze natalizie, le festività di Pasqua, la festa di Ognissanti, tutto il mese di agosto e la prima domenica di ogni mese.

La chiesa di S.O. ha quell’aspetto di malinconia e solitudine. Nata alla fine del XVIII secolo, distante dal paese, la chiesa sorge sulla grotta dove, secondo al tradizione, pare che il Santo leccese si fosse rifugiato per sfuggire alle persecuzioni dei Romani. Ancora secondo la leggenda, pare che la grotta, ancora non del tutto esplorata, arrivi fino a Lecce o, più verosimilmente, alla vicina chiesa di San Giovanni.  Essa è sempre stata luogo di profondi silenti, ancora oggi non del tutto turbati. Quando s’imbocca il lungo viale ombreggiato da alti cipressi che immette al cimitero, la si scorge appena. L’ampia facciata della chiesa, privata da mani sacrileghe, anni fa, dei due angeli e dello stemma, fa emergere qua e là tracce di giallo e azzurrino. Una volta entrati, si avverte subito la solennità del luogo, ma soprattutto il grande senso di abbandono che vi regna. I muri, ormai totalmente stuccati e intonacati, lasciano vedere poco degli antichi decori. Un maestoso scalone, si presenta alla prima svolta con un leggero portichetto e un magnifico crocifisso ligneo. Scendendo ancora, si giunge alla grotta sottostante, scoperta nel 1658 da un fraticello del convento di san Giovanni. Un foro protetto all’esterno da una edicola, fa passare in fascio di luce che rende il luogo più magico. Lì, proprio davanti all’altare, un tappeto di maioliche dai disegni sempre diversi, rende il luogo accogliente e variopinto, nella chiesa, come nella grotta, tutto è come sospeso, in attesa che avvenga il “miracolo” e che all’improvviso quest’aria di desolato abbandono lasci il posto alla dignità che si addice ad un luogo di culto. Negli ultimi anni le associazioni locali, in particolare la sezione dei Bersaglieri “Alessandro Pedrizzi”, che si sta occupando delle visite di cui sopra, cerca di valorizzare questo luogo con iniziative musicali e canore.

Ancor prima di imbattersi nella chiesa è possibile sbirciare, sulla destra del viale alberato, il carro trionfale di Sant’Oronzo che, ogni anno, porta la statua del Santo fino al centro del paese. Questo il principale rito della festa patronale turese. La manifestazione si svolge il 26 agosto alle 22.00. il carro viene accolto nella piazza principale da una grande folla di cittadini che esultano a ricordo della liberazione dal contagio della peste del 1656. una tradizione che nn ha eguali in tutto il Mezzogiorno. Il rito si protrae dal 1851, ossia da quando i turesi vollero maggiormente onorare il Santo introducendo il Carro Trionfale: una struttura lignea di 14 metri circa costruita da Giovanni Leogrande, carpentiere di Casamassima. Con il passare degli anni, il carro infracidì e si dovette provvedere alla ristrutturazione quasi totale. Nel 1912 fu ricostruito a Bari con i finanziamenti dei privati cittadini. La spesa in tutto ammontava a 1000 lire. un ulteriore ricostruzione del carro fu inevitabile a seguito del secondo conflitto mondiale; questa volta i lavori vennero affidati all’architetto Franco Schettini. Le nicchie e le ruote erano sempre quelle del primo carro e il 26 agosto del 1970, durante la processione, fecero oscillare paurosamente la struttura portante, anch’essa ormai usurata. A seguito dello spiacevole inconveniente l’Amministrazione Comunale  invitò nuovamente l’arch. Schettini a riprogettare il carro, questa volte su una struttura portante metallica, resistente alle intemperie. Dall’anno dopo ai giorni nostri, il rito avviene sul medesimo carro alto 14,6 metri, lungo 8 e pesante circa 60 quintali a pieno carico.

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