CARCERI PUGLIESI: VENDOLA FERMI IL TURISMO CARCERARIO

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La visita effettuata a ferragosto dai parlamentari di tutti gli schieramenti nei penitenziari pugliesi, ha messo in luce tra le altre questioni, (sovraffollamento, carenza di personale e fatiscenza delle strutture) anche una deficitaria organizzazione sanitaria all’interno delle carceri che creano situazioni di grande tensione con proteste continue dei detenuti che chiedono più assistenza, e che producono un aggravio di lavoro non più accettabile per la polizia penitenziaria con uno spreco di denaro pubblico per le casse dello stato.

L’equivoco di fondo secondo questa O.S. è che con il passaggio della sanità penitenziaria a quella pubblica, le ASL pensano di trattare i detenuti come comuni cittadini che ogni qualvolta hanno un problema debbono recarsi presso le strutture pubbliche per farsi curare, invece di ampliare l’offerta di  servizi specialistici all’interno delle carceri.

Sicuramente ciò non è una problematica solo pugliese poiché lo sciagurato D.P.R. del 1 aprile 2008 (che avrebbe dovuto migliorare la qualità della sanità ai detenuti) investe il sistema penitenziario nazionale, ma quello che sta accadendo nelle carceri pugliesi è drammatico poiché si registrano in alcuni casi, carenze nella somministrazione dei medicinali, anche salvavita, diminuzione dell’assistenza ai detenuti nonché l’esplosione delle gite turistiche per i detenuti che vengono trasportati  presso strutture sanitarie esterne, anche per togliere punti di sutura, fare medicazioni, cure dentarie, fare semplici radiografie ecc.ecc. per patologie che prima erano tranquillamente trattate all’interno dei penitenziari.

A Turi per esempio, hanno dovuto trasportare con un furgone un detenuto scortato da tre agenti fino ad Andria per effettuare una visita dentistica!!! ma quanto è costata questa visita?

Peraltro la nostra preoccupazione è sempre stata condivisa anche dall’Amministrazione Penitenziaria che continua a monitorare la situazione.

Ciò oltre a creare forti disagi alla polizia penitenziaria che deve comunque assicurare l’accompagnamento dei detenuti presso le strutture pubbliche (nonostante la carenza degli organici) sguarnendo ancora di più le sezioni detentive con rischi alla sicurezza, sta diventando un serio problema di ordine pubblico poiché tantissimi detenuti (ergastolani, o appartenenti alla criminalità organizzata, mafia, camorra, ndrangheta) che non hanno nulla da perdere, avendo percepito la facilità di uscire dal carcere, potrebbe mettere in essere azioni violente, eclatanti, anche attraverso aiuti esterni.

Tali azioni se praticate in vicinanza di luoghi popolati quali ospedali o strutture sanitarie, potrebbero provocare tragiche conseguenze sia al personale di scorta che ad inermi cittadini che avrebbero l’unico torto di trovarsi nel posto sbagliato nel momento sbagliato.

Stesso discorso per i ricoveri in ospedale ove i detenuti vengono vigilati nelle corsie a stretto contatto con altri degenti e loro familiari.

Per meglio far capire il fenomeno vogliamo dare qualche dato riferito ai periodi in cui la sanità era gestita dall’Amministrazione Penitenziaria fino al 2008 e quella pubblica attuale.

Infatti pur tenendo conto dell’aumento della popolazione detenuta di circa il 10% in questi due anni, con il passaggio della sanità penitenziaria a quella pubblica i ricoveri ospedalieri di detenuti nei primi sette mesi del 2008 sono stati circa 180, nello stesso periodo del 2010 circa 240; così pure le visite specialistiche in strutture esterne, sono passate da circa 1900 a 2950, con un amento di circa il 55% con punte di oltre il 100% in alcuni Istituti; tutto ciò oltre ai disagi ed ai  pericoli sopra enunciati, ha comportato anche  un enorme spreco di personale e di risorse. Più nel dettaglio e sempre nei periodi di cui sopra, abbiamo registrato che  Bari  si è  passati da circa 210 accompagnamenti a quasi 300; Turi da circa 130 a 260; Trani da 150 a 250; Foggia da circa 235 a quasi 500; Lucera da circa 100 a 135; Altamura da circa 20 a 50; San Severo da circa 20 a 75; Lecce da circa 830 a 1150. Solo a Taranto grazie ad una maggiore attenzione dell’ASL le cose vanno un po’ meglio.

Perciò un appello al Presidente della regione affinché questo turismo carcerario venga ridimensionato con un intervento presso le ASL, potenziando l’assistenza nelle carceri, in quanto  oltre allo spreco di energie, risorse e mezzi ci va di mezzo la sicurezza dei cittadini.