Martedì 19 Novembre 2019
   
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MEGLIO LE CILIEGIE DI CONVERSANO?

barocco-ciliegie

Mentre a Turi fervono i preparativi per la Sagra della Ciliegia (5-6 giungo), i 'rivali' di Conversano eleggono la loro città "terra dell'oro rosso". La città dei Conti deterrebbe così il primato, con un volume d'affari pari a 30 milioni di euro all'anno. Di più, la storia della cittadina di Conversano vanterebbe anche il primo riferimento documentario relativo alla coltura del ciliegio in provincia di Bari.

Ora, storie e campanili a parte, c'è un dato positivo che accomuna i principali centri del Sud Est Barese e della nostra economia, forse negli ultimi anni tenuta a freno dagli interessi particolari e dagli egoismi tesi più che altro alla cura del proprio orticello: è qui infatti, in questo angolo del barese (Turi, Conversano, Sammichele, Castellana, Putignano, Noci e altri) che si produce l'80% sul totale di ciliegie nella provincia di Bari che, da sola, concorre per il 96% della produzione totale regionale.

Riportiamo un comunicato con storie e curiosità pubblicato sul nostro sito Conversanoweb.com

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Nel corso degli ultimi anni la cerasicoltura italiana si è stabilizzata su valori dell’ordine di 130 mila tonnellate medie per anno.

E’ la Puglia la prima regione produttrice di ciliegie in Italia con una media annua di circa 500 mila quintali su una superficie coltivata di circa 17 mila ettari.

La produzione regionale pugliese risulta concentrata nella provincia di Bari che da sola concorre per il 96% circa alla produzione totale regionale. Con le sue 47 mila tonnellate la provincia di Bari è la prima provincia italiana per produzione di ciliegie raccogliendo il 34% della produzione nazionale (Veneto e Campania 22%, Emilia Romagna 14%, Altre 8%).

ciliegie_g1In particolare l’80% della produzione provinciale di ciliegie si realizza nella zona del sud-est barese che interessa principalmente i comuni di Conversano, Turi, Sammichele, Castellana, Putignano, Noci, Alberobello, Casamassima, Acquaviva delle Fonti e Gioia del Colle.

E nella terra dell’oro rosso, Conversano è da sempre uno dei comuni dove l’economia agricola si basa proprio sulla coltura del ciliegio: basti pensare che ben il 40% del territorio agricolo conversanese – oltre 3 mila ettari su 12.750 complessivi – è rappresentato da ciliegieti, diffusi anche con impianti specializzati. Concentrata in un mese, la migliore stagione cerasicola può sviluppare solo a Conversano un volume d’affari superiore ai 30 milioni di euro: sono ancora oggi centinaia i nuclei familiari che traggono la fonte primaria del loro reddito dalla vendita delle ciliegie.

E non a caso riguarda proprio la storia di Conversano il primo riferimento documentario relativo alla coltura del ciliegio in provincia di Bari: risale al 1648 il Libro del Procuratore Generale del Capitolo di San Leone in Castellana nel quale sono riportati i primi acquisti di ciliegie effettuati per fare omaggio alla Signora Badessa del monastero di San Benedetto di Conversano.

Sempre a Conversano è stata realizzata la più vasta e completa collezione varietale di ciliegio dell’Italia meridionale: un campo collezione di 100 “cultivar” di ciliegio dolce di provenienza nazionale ed estera esteso su una superficie di 4,5 ettari. Con i suoi studi sperimentali su 15 nuove varietà di ciliegie, il Centro contribuisce a dare concreti indirizzi operativi agli agricoltori per elevare produttività e competitività.

RICERCA E INNOVAZIONE - Per lo sviluppo della cerasicoltura occorre puntare su ricerca, innovazione, tutela e valorizzazione della produzione di qualità. Nuove cultivar a maturazioneplinio precoce, più resistenti e quindi più facilmente raccoglibili e commerciabili, e la frigo conservazione post produzione: il tutto per diversificare le fasi della raccolta in modo da allungare il periodo d’offerta del prodotto e favorire il trasporto sui mercati esteri controllandone i prezzi. Si deve poter disporre di un centro raccolta e breve stoccaggio per far fronte ai periodi critici e potersi rapportare con la grande distribuzione. Di qui la necessità di interventi di sostegno per creare consorzi di produttori.

CILIEGIA: STORIA E CURIOSITA' - Plinio narra che le ciliegie furono portate in Italia da Lucullo, dalla regione del Ponto, quando tornò a Roma dopo la vittoriosa campagna contro Mitridate (74-23 a.C.). Il generale avrebbe portato da Cerasunte (oggi Kiresum), località che si affaccia sul Mar Nero, insieme ad altri trofei di guerra, anche alcune piante che dal nome della località dettero al loro frutto il nome latino di “cerasus”. Lucullo utilizzò quelle piante sia come prezioso ornamento dei giardini delle sue meravigliose ville sia per coltivarle a frutto.

Fu grazie ai Romani se la coltivazione del ciliegio si diffuse in tutto l’impero, fino alla Gran Bretagna.

Il primo riferimento storico certo sulla coltivazione del ciliegio nel nostro territorio si ha il 6 giugno 1553 quando Donno Francesco Longho, procuratore del Capitolo di San Leone Magno di Castellana Grotte, nell’aggiornare i registri contabili, riporta la spesa occorrente per mandare alla “Signora Abbadessa” del Monastero di San Benedetto a Conversano un carico di ciliegie: “pese tre di cerase ed rotola dudeci”.

Molte sono le varietà di questo frutto meraviglioso che ha sempre ispirato poeti e innamorati.

La ciliegia ha proprietà depurative, energetiche, lassative, disintossicanti. Indicata soprattutto ai diabetici e agli artritici. Povera di principi nutritivi, la ciliegia può essere adatta a tutti i regimi diuretici.

cocktailE’ utilissima per ingannare la fame di forti mangiatori. Le ciliegie, infatti, praticamente prive di grassi e scarse di sostanze proteiche, possono essere mangiate in quantità notevoli, purché a digiuno.

Per il loro corredo di vitamina A, che favorisce la crescita, sono consigliabili anche ai bambini. Un testo medioevale raccomanda, per evitare un’indigestione, oltre che di mangiarle a digiuno, di annaffiarle con un buon vino rosso.

Quanto alle amarene è antica consuetudine accompagnarle con mandorle e uva passa.

Con le ciliegie si preparano famosi liquori: il cherry Brandy, il Kirsch, il Maraschino di Zara e squisiti vini liquorosi come il Kische-wein danese.

Per gli antichi Sassoni i vecchi alberi di ciliegio ospitavano divinità campestri capaci di proteggere i campi. Per i finalndesi il rosso delle ciliegie è il simbolo del peccato.

Per i giapponesi il ciliegio rappresenta l’educazione, l’amabilità, le buone maniere.

 

 

Commenti  

 
Penelope
#20 Penelope 2016-05-04 12:05
E un certo Natalino è gia pronto a portare le ciliege di Conversano coi soldi... del CONTE al senato e noi lo vedremo sul giornale
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Penelope
#19 Penelope 2016-05-04 09:40
Ecco perche un vecchio assessore all'agricoltura diceva PIANTATE IL PISTACChIO. poveri a noi... avevamo l'oro e l'hanno buttato
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Penelope
#18 Penelope 2016-05-04 09:37
Ogni dieci ciliege raccolte a Turi solo TRE servono per il MERCATO di BISCEGLIE, siete contenti... COCCIUTI
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B.Elefante
#17 B.Elefante 2016-05-03 15:20
Non esistono guerre di campanile nessuno ha nulla verso i cerasicoltori di Conversano, la guerra l'hanno scatenata i politicanti e sindacalisti parassiti dei comuni intorno a Turi, che volevano mettere le mani strumentalmente su eventuali enti gestori della DOP, cosa che non potevano fare con noi PRODUTTORI, e solo ed unicamente produttori di Turi. Così facendo hanno fatto il gioco della grande distribuzione, Lega Coop in testa coi suoi de Castro(gli stessi della recente farsa della rete del lavoro agricolo di qualità) che si impadroniscono delle denominazioni usurpando precisi diritti dalla legge comunitaria assegnati esclusivamente a noi produttori, accaparrandosene il monopolio a livello di intere regioni.
Noi ci siamo sempre dichiarati disponibili ad aiutare Conversanesi o altri a chiedere le denominazioni di portezione delle loro qualità tipiche, ma non l'hanno mai fatto, limitandosi(non i produttori mai organizzatisi) i boss sindacal-politici a fare guerra a turi e alla nostra ferrovia di Turi, che nulla toglierebbe, se protetta in quanto tale, ad ogni altra denominazione per altre cultivar ed anche per la stessa Ferrovia di Conversano o altra varietà che abbia i requisiti (tra cui quello della trentennale commercializzazione col nome) per ottenere la protezione del proprio nome da falsificazioni.
Il discorso della commercializzazione è altro fatto. Per capirci,ad esempio, chi distribuisce vino ha il bianco doc di Locorotondo come il bianco doc di Martina, è il consumatore che sceglie.
Se chi distribuisce è un privato e strozzino oppure(quando si riesce) una associazione di effettivi produttori, è sempre il consumatore che sceglie, e la distinzione serve a meglio far conoscere la qualità e richiederla da parte del consumatore, oltre che a meglio difendere il nome da falsificazioni.
Mentre una assimilazione delle qualità ad esempio con il nome di vino dei trulli fa perdere conoscibilità e tutelabilità;aspetti che quanto più vasta è l'area tanto più diventano impossibili, e preda delle sofisticazioni della grande distribuzione.
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produttore cerasicol
#16 produttore cerasicol 2016-05-02 17:18
Per emanuele:con i soldi o a poi paghero'???
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EMANUELE
#15 EMANUELE 2016-05-02 14:43
BUOB GIORNO A TUTTI
POSSO DIRVI LA MIA ?
INVECE DI STARE QUI A FARE LA GARA
CHI DI VOI MI PUò DARE UN 1000 KG DI CILIEGIE
OGNI 3 GIORNI
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produttore
#14 produttore 2010-05-24 21:22
le tue notizie sulla DOP sono attendibilissime, come quelle di un certo consigliere comunale che voleva vendere la Dop(ma non era il solo...)in cambio di qualcosa per lui. Forse non sai che il ministero non da più notizie ai politici mestatori sull'istruttoria, per precisa diffida dell'associazione. Chiedi all'associazione notizie recenti. Sul sito facebook c'è anche la nomina della camera di commercio come ente certificatore della futura Dop ferrovia di turi.
*** per legge prima si fa il prezzo, epoi si svuota e controlla la merce. Nei consorzi si conferisce senza prezzo.
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produttore
#13 produttore 2010-05-24 21:15
io, produttore di ciliegie, invito il sig.rispetto, a farmi il nome di una sola qualità di mele buona da poter andare a cercare dopo averla mangiata e poterla richiedere. Non esiste! perchè il bollino della *** o altro bollino dei cosiddetti ***, lo attaccano a sessanta qualità di mele, una più amara dura, avvlenata e immangiabile dell'altra; e quando per caso ne trovi una buona non ha nome. Perchè se lo avesse e noi lo richiedessimo la distribuzione dovrebbe andarla a comprare(e pagare..) da chi la produce. Invece con i consorzi a delinquere ne hano tante di mele tutte con lo tesso bollino, che anche le buone glele pagano quattro soldi, come tutte le altre:informati.
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Gianfranco
#12 Gianfranco 2010-05-24 19:50
Il significato della "querelle" o piccola polemica o quel che si vuole, e' stato inteso benissimo, sono i calcoli che sono sbagliati. Non si divide una cipolla per una fava, a buon intenditor poche parole.

Il discorso di Produttore e' avvincente e allora voglio condividere con lui una notizia. I mediatori che non studiano all'universita' ma sui banchi della vita commerciale, hanno diverso comportamento a seconda del loro interlocutore. Quando vanno in Turchia a comprare le ciliege, le pagano in anticipo, sull'unghia come si dice. A Turi il prezzo viene fissato(quando viene fissato!) solo dopo aver scaricato il prodotto in magazzino, quando cioe' e' troppo tardi per contrattare ed il pagamento avviene mesi dopo (sottraendo interessi sul denaro che spettano di diritto al produttore). Sulla base di questo aspetto marginale del piu' complesso sistema della distribuzione della ciliegia, il produttore pugliese faccia una riflessione: forse il suo comportamento commerciale potrebbe essere diverso, meno passivo, meno debole (ed i consorzi servono per aumentare, con l'unione, la forza).
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rispetto.
#11 rispetto. 2010-05-24 00:20
Caro produttore che poco di "produttore" odori e che molto di commerciante mi ispiri; la denominazione di origine protetta (DOP), è una laurea per il prodotto a cui essa viene attribuita, un elogio a 360°, che consente al prodotto stesso di accedere ai mercati in modo sicuro e garantito anche per la filiera di provenienza. I miei suggerimenti per i contadini, sono meramente disinteressati, in quanto chi scrive non possiede alberi di ciliegio. Sono un cittadino Turese che ha maturato una notevole esperienza lavorando per molto tempo a contatto diretto con la realtà contadina. Il Consorzio di cui parlo io, è sul modello del consorzio delle mele. Un unione strutturata dei produttori, mi rendo conto di essere un Don Chisciotte per gli agricoltori di Turi e dintorni. Tornando alla DOP, le mie notizie, ti assicuro, attendibilissime, sono che l'ultimo capitolo della storia infinita è : " la richiesta da parte del MIPAF, di documentazione integrativa alla pratica ufficiale, rivolta al presidente Turese di un unione di produttori " datata due anni fa ; tale richiesta a tutt'oggi sembra essere stata rivolta alla " valle dell'eco " . Tanto per Tua conoscenza, con Rispetto...........
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osservatore
#10 osservatore 2010-05-23 00:59
Nessuna "querelle" atteso che forse non si è capito il significato.
Quanto alle "favole", di anziana memeoria, echeggiano le fantasie e i sogni spezzati di un certo consigliere male informato.
Nulla più sà della DOP come pure nulla sà di delocalizzazione, di marchi, di globalizzazione e di fini speculativi e parassitari.
"Scarpe grosse e cervello fino": si diceva dei contadini, oggi aggiungo che "non c'è più trippa per gatti (o volpacchiotti)".
Saluti.
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produttore
#9 produttore 2010-05-22 22:44
(continuazione) e lo sai perchè? Perchè quello del commercio non è un mestiere che si impara all'università, così come parlamentari non si diventa con la laurea in scenze politiche.
E poi....confondi la tutela del nome(DOP) con il commercio. La DOP serve per evitare falsificazioni e far crescere la richiesta di nostra ciliegia di turi, che sia veramente nostra. I consorzi di denominazioni annullano la qualità fanno ingrassare i burocrati e la grande distribuzione, e affamano i produttori, a cui(dove ci sono) pagano le ciliegie meno che a noi qui. Informati.
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produttore
#8 produttore 2010-05-22 22:27
amico RISPETTO, innanzitutto la DOP non è falita perchè a fallire sono stati i tentativi IGP dei politicanti di distruggere il nome della ferrovia di Turi, che è sempre in corsa, bloccata prima dagli amici di menino Coppi(De castro) ed ora da quelli di Boccardi(Zaia), al ministero.
Le cose che propugni si possono pensare, e chi è contadino può pensarne tante altre ancora, ma guarda cosa succede alla cooperativa, che anzichè superare i mediatori(solo questo dovrebbe fare), e presentare l'offerta di ciliegie unitariamente ai commercianti,viceversa funge da mediatore , e per giunta di un unico commerciante, sotto le cui gringie ogni produttore deve singolarmente passare ad ogni vendita(altro che conferimento alla cooperativa!!)
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Gianfranco
#7 Gianfranco 2010-05-22 15:56
questa querelle matematica fra Lupo e Osservatore fa venire i brividi!
E' anche vero che nessuno si aspetta che un Grigori Perelman nasca dalle nostre parti. Per la ciliegia si puo' fare molto invece, come bene descrive Rispetto, ma conoscendo gli anziani produttori (alla cui obsoleta visione di agricoltura aderiscono aime' fedelmente anche i giovani) dubito che nell'immediato futuro si possano realizzare le condizioni da lui auspicate.
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Lupo
#6 Lupo 2010-05-21 03:31
Osservatore, volevo vedere se oltre a me c'era qualcun altro che conosce la matematica ;-)
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rispetto.
#5 rispetto. 2010-05-20 23:55
La ciliegia è mia , no è tua; la ferrovia è di Turi? No, è di Conversano! Conversano, si; Turi,no! Quante stupidaggini.... Ed intanto i commercianti ringraziano e fanno i soldi. Cari contadini, la parola "CONSORZIO INTERCOMUNALE" vi dice niente? Ve lo dico io cosa significa: è la vostra ultima spiaggia! Dopo che avete fatto naufragio con la DOP. Il "COSORZIO", l'UNIONE dei produttori, che deposita il reddito riveniente dalle ciliegie in una CASSA RURALE ARTIGIANA( banca all'interno della quale lavorano i figli dei produttori stessi e tutelano gli interessi dei genitori, invece di " mettere firma " o di essere costretti ad andare fuori per lavorare); la creazione di una FARMACIA AGRICOLA del Consorzio che di concerto con i centri sperimentali tuteli e certifichi la filiera del prodotto; la creazione di un officina meccanica agricola, che fornisca ai produttori un supporto tecnologico al passo coi tempi e usufruisca dei benefits di legge che esistono e non si sa dove vadano a finire la creazione di un team di marketing formato da giovani come sopra......ecc,ecc...CONVERSANO SI ; TURI NO ; CASTELLANA FORSE........
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osservatore
#4 osservatore 2010-05-20 23:43
Lupo scusami, solo per precisare che la percentuale è il 23,6% del territorio di Conversano; ma in diminuzione al contrario del territorio di Turi, a vocazione cerasicola, in aumento.
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Lupo
#3 Lupo 2010-05-20 20:53
3.000 ettari su 12.750 di territorio agricolo equivalgono al 10% del totale, non al 40%- Ma questo *** è solo propaganda campanilista?
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osservatore
#2 osservatore 2010-05-20 17:03
Il " Produttore di ferrovia di Turi" dice bene, ma io aggiungo: come mai esce questo articolo su Conversano?
Monta la guerra di campanile che i produttori di ciliege non hanno mai dichiarato, parlo dei veri contadini.
Quanto alle ciliege della Signora Badessa si conosce, percaso, la cultivar e da dove furono comprate?
Grazie.
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produttore di ferrovia di turi
#1 produttore di ferrovia di turi 2010-05-20 00:28
il centro sperimentale di Conversano DOVREBBE contribuire allo sviluppo della produttività e qualità cerasicole, ma invece contribuisce all'arricchimento di qualche vivista. Provate a chiedergli qualche gemma da innestare di qualità che detengono da anni: niente da fare, bisogna andarle a comprare a 100 per volta(1000 euro e più)per provarle....!
E che abbiano mai dato un solo consiglio su malattie,insetti, fitofarmaci...Chi li conosce? Che fanno? Chi li ha mai visti nelle nostre campagne o in mezzo a noi?
Prof.universitari e politicanti che compaiono solo ad ogni nuova occasione di GAL,Distretti rurali,Consorzi,IGP e altre invenzioni per arraffare soldi.
E che sono contrari alle ciliegie vere di turi, o di Conversano:loro sono per le cose allargate, lontane dai produttori, ben salde nelle loro manine.
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